Dai crinali alti e boscosi dei Monti Nebrodi, dove l’aria è fresca e tersa, il crepuscolo dipinge una scena di grandezza epica. È il momento in cui l’entroterra montano della Sicilia si connette visivamente al suo arcipelago vulcanico.
Il cielo si infiamma con un graduale dissolversi dei colori: l’arancio intenso e il rosso carminio si fondono con le ultime striature di rosa violaceo prima di cedere al blu inchiostro della sera. L’orizzonte, su cui si affacciano le isole, è una linea luminosa che taglia l’oscurità.
Al centro di questa vasta tela, le sagome delle tre isole maggiori emergono con una chiarezza quasi tattile:
- Vulcano, la più vicina, si presenta come un profilo scuro e imponente, la cui sommità fumante è un’ombra velata. La sua massa è la prima a inghiottire gli ultimi raggi, segnando il confine tra il giorno e la notte.
- Accanto, Lipari, più estesa e frastagliata, si allunga in una silhouette complessa. Le sue forme ricordano un gigante addormentato, i cui crinali sembrano proteggere i piccoli lumi che iniziano a punteggiare il suo fianco.
- Più in là, maestosa, si erge Salina, inconfondibile con le sue due cime gemelle, il Monte Fossa delle Felci e il Monte dei Porri. Queste due vette, perfettamente definite contro il bagliore morente, le conferiscono un aspetto regale, la sagoma più alta e solenne all’interno della composizione.
Il mare Tirreno, stendendosi infinito tra la costa siciliana e le isole, riflette il cielo in un’ultima, tremula lucentezza. Le Eolie, da qui, non sono solo isole, ma i giganti di basalto di un mito, sentinelle silenziose che vegliano sull’imminente notte.

Photo by © Alessandro Saffo 2020 – All rights reserved.
