L’aurora trova ancora accese le ultime luci artificiali, che hanno reso meno buia la notte, e rivela per intero il fascino di una piazza che, di lì a poco, brulicherà di persone, si animerà, si riempirà dei rumori del quotidiano. È il momento giusto per accorgersi di quante meraviglie architettoniche cingano la piazza Università. La taglia, a nemmeno una cinquantina di metri dal suo inizio, cioè dalla piazza Duomo, la main-street catanese, quella via che oggi ha stabilizzato la propria denominazione in via Etnea perché punta dritta dritta verso la Muntagna: prima era via Uzeda, intitolata alla famiglia spagnola che diede un viceré alla Sicilia, poi via Stesicorea, in onore del poeta del sesto secolo a.C. Stesicoro, che pare sia stato seppellito proprio a Catania e intorno al quale sono nate varie leggende. A nobilitare i quattro lati del rettangolo che costituisce la piazza sono dei palazzi barocchi che hanno impegnato il Gotha dell’architettura settecentesca, i migliori architetti del periodo, con Giovan Battista Vaccarini e Francesco Battaglia in primissima fila, che contribuirono in notevole misura alla ricostruzione di una città completamente rasa al suolo dal terremoto del 1693. Non posa nella foto di gruppo il palazzo Sant’Alfano, che sta nell’angolo sud-est, alle spalle di chi guarda, con la sua gloriosa storia (fra l’altro è stato sede di due storici bar-pasticceria che hanno reso famosa Catania anche per i suoi arancini, le sue granite, i suoi dolci, e scusate se è poco). Di fronte al Sant’Alfano, scorre il fianco del Palazzo degli Elefanti, che è la sede, splendida, del Municipio Etneo e, girando in senso orario, ecco la facciata vaccariniana del Siculorum Gymnasium, il palazzo che ospita la più antica università della Sicilia, classe 1434. Quindi, nell’ala nord-ovest svetta il palazzo La Piana, dove oltre un centinaio di anni fa, e fino ad oggi, ha fissato la propria sede una gioielleria con centoquarant’anni di storia sul groppone. Nell’angolo di nord-est si può ammirare la facciata, griffata da Francesco Battaglia, del palazzo Gioeni-D’Angiò, già scelto dai più noti franchisor di abbigliamento e della grande distribuzione che apprezzano gli edifici monumentali più belli. Di fronte a quello universitario, infine, c’è il palazzo di Sangiuliano, ieri location di misteri, oggi sede amministrativa dell’Ateneo e che, in tempi molto recenti, ha visto rinascere uno storico teatro, nel quale, negli ultimi decenni dell’Ottocento, la famiglia del grande Giovanni Grasso animò i propri pupi e interpretò drammi che sarebbero diventati gioielli del teatro siciliano noti in tutto il mondo. Nel Novecento un altro apprezzato artista, Mimì Maria Lazzaro, avrebbe collocato i quattro candelabri che raccontano altrettante leggende. Un altro bellissimo capitolo.

Testo: Nello Pappalardo

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