Vincenzo Bellini è fra le figure più amate dai catanesi, al di là del fatto che lo si voglia considerare (come è giusto che sia) uno dei capitoli più importanti della storia della Musica. E al “Cigno” la città ha dedicato, e dedica, gran parte delle proprie attenzioni. Nella centrale piazza Stesicoro, il 21 settembre del 1882, la “Patria” dedicò al suo figlio prediletto – vissuto soltanto trentaquattro anni (dal 1801 al 1835), dotato anche di bellezza, di eleganza e della fama di tombeur de femmes – la statua realizzata dallo scultore Giulio Monteverde. Bellini campeggia, seduto in cima a scrutare la piazza, mentre sotto di lui, rivolte ai quattro punti cardinali e al culmine di un tronco di piramide formato da sette gradini quante sono le note, si trovano le statue che rappresentano i suoi grandi capolavori: “Puritani”, verso nord, “Il pirata”, rivolto a sud, “Norma” a ovest e “Sonnambula” a est. Alle spalle del Cigno si apre l’arteria che, in un progetto accarezzato per tanti anni e realizzato sul finire degli anni Cinquanta del Novecento, avrebbe dovuto collegare il centro della città con la stazione ferroviaria e contribuire a fare di Catania una città moderna e al passo con i tempi. Buttato giù lo storico palazzo Gambino (è rimasto in piedi l’ottocentesco palazzo Beneventano della Corte) e “risanato” il quartiere di San Berillo con l’espropriazione e la deportazione in una zona periferica, ai danni di circa trentamila persone, per lo più sottoproletari, artigiani e piccoli commercianti, è stato realizzato l’avveniristico (per l’epoca) corso Sicilia, sede di banche, uffici e negozi. Il rettifilo, però, fu interrotto, per continuare, superata la piazza della Repubblica nel frattempo realizzata, con un andamento “a baionetta”, la strada verso la definizione di “Catania Milano del Sud” negli anni del cosiddetto Boom economico. Si tratta ormai di un lontano ricordo.

Testo: Nello Pappalardo

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