Se ne sta in piedi da quasi otto secoli e nulla hanno potuto i flagelli, sia quelli naturali che quelli causati dall’uomo, per fiaccare la sua mole, per mettere in discussione la sua forza. Nato sul finire del primo quarantennio del tredicesimo secolo, per volontà di Federico secondo di Svevia e progettato dall’architetto Riccardo da Lentini, il Castello Ursino, oltre ad essere il simbolo dell’autorità dell’imperatore, rappresentava, insieme ai manieri di Augusta e di Siracusa, la difesa della costa ionica. L’eruzione del 1669, poi, riempiendo di lava tutta la zona, l’aveva allontanato dal mare, facendogli perdere ogni funzione militare per rimanere residenza di varie dinastie di regnanti. Per quanto concerne il suo nome, esistono due scuole di pensiero: una lo farebbe risalire alla deformazione popolare della definizione di “castrum sinus”, vale a dire “castello del golfo”; l’altra, più fantasiosa, dalla leggenda dei mostruosi giganti saraceni Ursini che lo abitavano, prima di essere cacciati dal valoroso paladino Uzeta. Nel sedicesimo secolo il castello fu trasformato in carcere, quindi divenne caserma militare fra la metà del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo. Nel 1932 fu restaurato dal Comune di Catania che vi ha realizzato il fornitissimo Museo Civico. Da un ventennio circa è stata recuperata la parte inferiore delle torri “a zampa d’elefante” (il simbolo della città non c’entra), mentre è stata riportata alla luce una parte del sistema murario con cui lo spagnolo Carlo quinto, nel sedicesimo secolo, aveva fortificato la città. Testo: Nello Pappalardo

Photo by © Alessandro Saffo 2020 – All rights reserved.