C’è un momento, nel Parco dei Mostri di Bomarzo, in cui il bosco smette di essere silenzio e diventa racconto. Lo senti sotto i piedi, tra il muschio e le foglie umide: qualcosa ti osserva. Poi lo vedi.
Il Drago, scolpito nel tufo nel Cinquecento, emerge dalla roccia come un’antica paura che nessuno ha mai davvero sconfitto. Le fauci spalancate, gli occhi scavati dal tempo, il corpo che sembra ancora muoversi tra le radici. Non è una statua: è un incontro.
Immaginalo sotto la luce obliqua del pomeriggio, quando le ombre si allungano e il verde della Tuscia viterbese si fa più profondo. Il respiro rallenta. Il fascino di questo luogo è proprio qui: nel confine sottile tra meraviglia e inquietudine, tra gioco e mistero.
Voluto dal principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, il Sacro Bosco di Bomarzo nacque come un omaggio al dolore e alla fantasia. Il Drago, con la sua furia immobile, ci ricorda che anche ciò che spaventa può diventare arte, e che la bellezza, a volte, ha i denti.
Visitare il Drago di Bomarzo significa lasciarsi sorprendere, come bambini e come adulti. Significa ascoltare ciò che la pietra ha ancora da dire, dopo cinque secoli di silenzio.
Vieni a Bomarzo. Il Drago ti aspetta.

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