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Il profilo della Baronia cambia improvvisamente quando si incontra la rupe calcarea di Posada. Una gigantesca scultura naturale che si staglia contro l’azzurro, sormontata dalla silhouette fiera della torre del Castello della Fava. Questo borgo medievale non si visita: si scala, si conquista un gradino alla volta, lasciandosi avvolgere da un’atmosfera che profuma di macchia mediterranea e di storie dimenticate.
I piedi seguono il disegno antico dei ciottoli, mentre gli occhi si riempiono dei colori pastello delle case, interrotti qua e là da archi di pietra che incorniciano il paesaggio sottostante. Più si sale tra i vicoli stretti, più il rumore del mondo moderno sfuma, sostituito dal sibilo del vento che qui, da secoli, racconta la stessa affascinante leggenda: quella dell’assedio saraceno sventato con un pugno di fave e un briciolo di astuzia giudicale.
Raggiungere la cima della fortezza del XII secolo è un’esperienza quasi fisica. Quando finalmente si tocca la pietra della torre, lo spazio si dilata. Davanti a te si apre uno spettacolo totale: i canali sinuosi del Rio Posada che si snodano nella piana verdeggiante e, subito oltre, la linea infinita di sabbia bianca delle spiagge di Su Tiriarzu e San Giovanni, dove il fiume sposa il mare.
In quel preciso istante, sospesi tra la roccia e l’orizzonte della Sardegna più autentica, si avverte una strana, magnetica sensazione di libertà. Posada ti regala questo: il privilegio di guardare la terra e il mare dalla stessa prospettiva dei falchi che ne custodiscono le mura.

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