Mentre l’immaginario comune associa l’Etna a colate laviche e scenari lunari, esiste un versante dove la natura si esprime con una vitalità inaspettata e lussureggiante. È qui che troviamo i ruscelli delle Favare di Santa Venera. Si tratta di un vero e proprio “Eden vulcanico” situato tra i comuni di Bronte e Maniace. Qui l’acqua diventa la protagonista assoluta di un paesaggio dominato dalla pietra lavica.
Il miracolo dell’acqua tra le rocce
Le “Favare” (termine di origine araba che indica sorgenti d’acqua che sgorgano con forza) rappresentano un fenomeno idrogeologico affascinante. L’acqua piovana e lo scioglimento delle nevi filtrano attraverso le porosità delle rocce vulcaniche d’alta quota. Poi riaffiorano più a valle, proprio in questo punto di contatto tra le lave antiche e i terreni sedimentari. Il risultato è una rete di ruscelli limpidi che si snodano tra felci verdi e muschi. Questa rete crea un contrasto cromatico straordinario con il grigio scuro del basalto.
Un paradiso per la fotografia naturalistica
Osservate dall’alto, le Favare di Santa Venera rivelano geometrie naturali perfette. I corsi d’acqua sembrano vene d’argento che pulsano nel cuore verde dell’Etna. Inoltre alimentano una biodiversità preziosa e rara. Per gli amanti del trekking e della fotografia paesaggistica, questo luogo offre scorci che ricordano paesaggi nordici o foreste incantate. Questo testimonia la incredibile varietà di microclimi presenti sul vulcano siciliano.
Visitare i ruscelli delle Favare di Santa Venera significa immergersi in un silenzio rotto solo dal mormorio dei flussi d’acqua. È un’esperienza che invita alla contemplazione e alla protezione di un ecosistema fragile. Qui il fuoco della terra incontra la purezza delle sorgenti e dà vita a un giardino segreto ai piedi del “Mongibello”.

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