Questa mattina mi sono svegliato all’alba con una certezza ancor prima di aprire gli occhi: dovevo uscire a fotografare. Non sapevo cosa avrei trovato, ma sentivo che la natura stava preparando qualcosa. E ciò che solo qualche ora prima era un presentimento, adesso potevo dirlo con chiarezza: avevo fatto la scelta giusta.
Sono saltato in macchina in fretta, come spesso accade, e dopo aver macinato un po’ di strada sono arrivato sul posto appena in tempo. In pochi minuti il cielo si è trasformato, rivelando uno spettacolo che difficilmente dimenticherò: da un lato il sole che incendiava la montagna, dall’altro l’Etna fumante, che si distendeva nel cielo puntando proprio verso la luce nascente.
Era una scena che non chiedeva interpretazioni: parlava da sola.
Due fenomeni opposti, uniti in un’unica inquadratura.
Un’alba che non si limita a illuminare: racconta.

L’alba con l’Etna fumante: un dialogo tra cielo e terra
Assistere a un’alba qualunque è già un piccolo privilegio. Ma assistere a un’alba con l’Etna fumante è un incontro che ti attraversa.
Per un attimo ho avuto la sensazione che il vulcano e il sole stessero dialogando: la montagna che respira, il cielo che risponde, e tra loro un equilibrio fragile, potentissimo.
Il sole avanzava lentamente dietro le creste, aprendo spiragli di luce che scivolavano sulle colline.
Nel frattempo, la fumata dell’Etna si espandeva come un pennacchio vibrante, seguendo il vento e colorandosi dei primi riflessi arancioni del giorno.
La natura, in quei minuti, sembrava orchestrare una coreografia perfetta.
La sorpresa della luce: un cielo che si reinventa
Ciò che più mi ha colpito è stato il modo in cui la luce cambiava continuamente.
Prima fredda, poi calda, poi sempre più violenta.
Il cielo si muoveva veloce, come se stesse decidendo all’ultimo quale veste indossare.
Le nuvole si tingevano di rosa, poi di arancio, per poi alleggerirsi di quel colore intenso.
E la fumata del vulcano, larga e morbida, si mescolava a questi colori come un pennello passato sul cielo.
È incredibile quanto l’Etna sappia trasformare un paesaggio, anche senza eruzioni spettacolari: basta un respiro.
L’atto fotografico: quando l’inquadratura arriva prima del pensiero
Fotografare un momento così non è semplice.
Non perché sia difficile tecnicamente, ma perché hai paura di perderlo.
Appena ho visto il sole emergere e la fumata aprirsi, ho capito che non avevo tempo per pensare, solo per ascoltare la scena. Ho preparato di fretta e furia il drone ed ho spiccato il volo cercando di trovare la giusta composizione per mettere sulla stessa linea i due poli: la potenza del vulcano e la delicatezza del sorgere del giorno.
In quei secondi non ero più io a decidere la fotografia.
Era il paesaggio a scegliersi da solo.
Quando una fotografia diventa un promemoria
Ci sono immagini che restano nella memoria più di altre.
Non perché siano perfette, ma perché raccontano un istante che non tornerà.
Questa alba con l’Etna fumante è stata un promemoria silenzioso: la natura sa sorprenderti proprio quando le lasci lo spazio per farlo. Non serve pianificare. Serve esserci.
Serve fidarsi del presentimento che ti sveglia prima dell’alba.
In fondo, è questo il senso della fotografia di paesaggio: non fermare la bellezza, ma ricordare la vita che c’era in quel momento.
© 2025 Carmelo Lenzo
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