Nel cuore della Valle dell’Alcantara, in un punto in cui l’aspra dorsale dei Peloritani inizia a dialogare con il massiccio vulcanico dell’Etna, sorge un gioiello architettonico carico di storia: la Cuba Bizantina di Malvagna.
Questo piccolo edificio di culto, datato tra l’VIII e l’XI secolo, è una delle più importanti testimonianze della Sicilia bizantina, in particolare della fede professata dai monaci basiliani. Il termine “Cuba” (o Qubba, in arabo) si riferisce alla sua peculiare struttura: una chiesa a pianta centrale tricora, sormontata da una cupola che si eleva su un corpo di forma tendenzialmente cubica. Costruita con blocchi di pietra lavica e calcarea, si distingue per la sua essenzialità e la sua sintesi di stili che preannuncia il successivo periodo arabo-normanno.
La sua posizione è cruciale e suggestiva. Si trova ai piedi dei Monti Peloritani, ma nel contempo è bagnata dalle acque del fiume Alcantara, le cui gole vulcaniche sono state scavate dalle antiche colate dell’Etna. L’edificio, un tempo epicentro di un aggregato rurale, si colloca come un punto di incontro storico e paesaggistico:
- L’Influenza Bizantina: La sua forma e la presenza delle tre absidi (tricora) richiamano la liturgia greca e l’orientamento culturale della Sicilia in quel periodo.
- Lo Sguardo sul Vulcano: Nonostante sia nel territorio messinese, la Cuba gode della vista sul maestoso Etna, le cui eruzioni hanno fornito il materiale lavico per la sua costruzione, legandola indissolubilmente al destino del vulcano.
La Cuba di Malvagna, insieme ad altri edifici simili nella zona, non è solo un monumento: è una sentinella silenziosa che narra i secoli di storia isolana, resistendo al tempo tra la selvaggia bellezza dei Peloritani e il respiro costante del vulcano attivo.

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