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La pesca del tonno ha origini antiche con la nascita dei primi nuclei di umanità primitiva che si erano stabiliti lungo i litorali e si rivolsero al mare per trarre il loro sostentamento. L’umo primitivo incominciò ad affinare le sue tecniche di pesca ottenendo così una maggiore produttività. L’oggetto della pesca erano in particolare le specie di pesci, che si radunavano in zone della costa dove l’acqua era più bassa per la deposizione delle uova. Queste specie di pesci sarebbero state quelle più facili da catturare con rudimentali attrezzi primitivi. L’attenzione dei pescatori sarebbe stata sempre rivolta verso quelle specie di pesci che erano caratterizzate da una spiccata gregarietà, che consentiva una più facile cattura nell’avvicendarsi presso la riva di raggruppamenti molto compatti, il che riduceva di molto la possibilità di errore. Una specie che rispecchiava a pieno queste caratteristiche era il tonno rosso. Già dalla civiltà Mesopotamiche, sono stati trovati grossi ami di rame che sicuramente venivano utilizzati per la pesca del tonno.

I primi pescatori di tonni furono i Cananei delle città costiere, che catturavano grandi animali marini, indicati con il nome ebreo e/o fenicio di Than, perfezionando i sistemi di cattura ed allontanandosi sempre di più dalle coste per seguire gli ampi e periodici spostamenti di questi grandi pesci.

Con il passare dei secoli la pesca del tonno incomincia ad essere praticata in tutto il Mediterraneo poiché si conosceva il percorso di migrazione, chiamato anche viaggio d’amore di questo grande pesce. I tonni entravano dallo stretto di Gibilterra nel periodo di Aprile/Maggio grossi e carichi di uova, e le depongono sulle coste bagnate dal Mar Mediterraneo. Così la pesca del tonno diventa una vera e propria fonte di guadagno per i popoli delle coste, che si specializzarono nella pesca di questo grande pesce, che con le sue migrazioni molto frequenti e numerose assunse ben presto un valore rilevante nell’economia delle città costiere. La sapidità della loro carne si presta a gustose manipolazioni ed a lunghe conservazioni. Chiamato anche maiale di mare.

La pesca avveniva attraverso la mattanza, il lavoro dei tonnaroti iniziava in aprile quando vengono poste in mare una serie di reti che possono raggiungere anche i 4 o 5 km a formare le varie “camere” e, data la loro disposizione, inducono i tonni ad addentrarsi sempre più nelle maglie interne fino ad arrivare alla cosiddetta “camera della morte”. In maggio, dalle tonnare, partono le barche, una sorta di chiatte, che agli ordini del rais parteciperanno alla mattanza. Questa viene compiuta accerchiando le reti dell’ultima camera, quella della morte, e tirandone poco a poco sulle barche i lembi esterni finché affiorano i tonni che vengono presi dalle barche con degli arpioni che causano la perdita del sangue dei pesci.