La nebbia, un sudario lattiginoso, si stende sul paesaggio, cancellando l’orizzonte e assorbendo ogni suono. È un regno di silenzio assoluto, dove il mondo sembra sospeso in un eterno crepuscolo. Al centro di questo nulla ovattato si erge l’Albero, una sagoma spoglia e scura che trafigge la foschia come un’antica sentinella.
Ogni ramo, contorto e nudo, è intriso d’umidità e riflette a malapena la luce incolore che filtra dall’alto. Non è solo un albero; è l’Ombra Silente, il punto focale della solitudine. Le sue radici affondano in una terra invisibile, e la sua chioma scheletrica sembra intercettare sussurri lontani, forse ricordi di foglie cadute o promesse di primavera.
In questo abbraccio freddo, l’albero non è solo, ma è isolato, testimone muto dell’immobilità del tempo. La nebbia lo avvolge, lo nasconde e lo rivela in un gioco di ombre fugaci, lasciando un’unica, potente sensazione: la bellezza austera di chi sa attendere, solido e imperturbabile, il ritorno della luce.

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