Lo scoglio di Patti (A petra i Patti)

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Lo scoglio di Patti

Cogliere l’attimo: come è nato il mio scatto allo Scoglio di Patti tra musica, vento e pioggia sospesa.

Lo scoglio di Patti  (A petra i Patti)
Veduta dello Scoglio di Patti, noto in siciliano come ‘A petra i Patti’ con sullo sfondo un temporale. © 2026 Carmelo Lenzo

Un cambio di programma sulla SS113

La prima parte del servizio fotografico era appena finita. Mi trovavo nel lungo “serpentone” di auto degli invitati, diretti tutti verso il ristorante. Chi fa il mio mestiere lo sa: la regola d’oro è andare avanti, sorpassare la carovana per arrivare in sala prima di tutti e cogliere di una sala ancora intatta.

Ma ho deciso di rallentare. Ho deciso di muovermi insieme a loro, godendomi quel momento lento.

Avevamo appena lasciato il centro di Patti e stavamo percorrendo la SS113 in direzione Mongiove. Guidavo assorto, cullato dalla musica della mia compilation, in quel limbo rilassato che separa la fine di un servizio dall’inizio del ricevimento. Poi, lo sguardo è caduto verso il mare.

“A Petra i Patti” e la pioggia sospesa: un fulmine a ciel sereno

Voltandomi, eccolo lì: lo Scoglio di Patti, noto in siciliano come “A petra i Patti”. Ma non era il solito panorama. Sullo sfondo si stagliava una corrente ascensionale incredibile, un muro di nuvole e atmosfera che sapeva tanto di pioggia sospesa sul Tirreno.

È stato un fulmine a ciel sereno. Un sincronismo ormai collaudato tra occhi, cervello e istinto mi ha spinto a guardare immediatamente negli specchietti retrovisori. C’era margine per una manovra d’emergenza. Nessuna auto mi tallonava. Freccia a destra, freno e accosto.

Il rumore dello scatto perso nel vento della Sicilia

Sono saltato giù dall’auto in un secondo. Ho aperto il trolley, afferrato la fotocamera e mi sono posizionato. Le macchine degli invitati continuavano a sfrecciare alle mie spalle, ma io ero al sicuro, completamente rapito da quello scenario. Giusto un paio di scatti, facilitato dal che era appena apparso da dietro le nuvole e regalava una luce tale da accendere il blu del mare come poche volte prima.

In quel momento, tutto il resto è scomparso. Il rumore meccanico dello scatto si è letteralmente perso nel vento che soffiava forte dal mare. Un promemoria perfetto del perché facciamo questo lavoro: la bellezza è ovunque, basta saper rallentare per vederla.

fotografo: Carmelo Lenzo


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