C’è un momento, al calar del sole lungo la costa adriatica, in cui il tempo sembra fermarsi. Sulle scogliere scoscese del Gargano e lungo le calette dell’Abruzzo e del Molise, emergono come sculture vive i trabucchi (o trabocchi): antiche macchine da pesca in legno che sfidano la gravità e le onde.
Nati dall’ingegno dei pescatori per sfuggire alle insidie del mare aperto, questi colossi di pino e Aleppo sono intrecci perfetti di pali, argani e grandi reti a trabocchetto. In effetti, camminare sulle loro passarelle sospese sul blu significa ascoltare lo scricchiolio del legno vissuto. Qui, nel cuore del Gargano, si respira il profumo del sale e si sente l’eco di storie secolari scritte dal vento.
Oggi i trabucchi non sono solo un ricordo del passato, ma un simbolo autentico di identità e poesia marinara. Inoltre, visitare un trabucco al tramonto, magari degustando il pesce fresco del giorno accarezzati dalla brezza, è un’esperienza sensoriale unica. Essa risveglia l’anima e riconnette con la natura più pura dell’Adriatico.

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