Una tormentata vicenda, che si dipana per poco meno di due secoli, è quella vissuta dal Teatro Massimo, che si affaccia sulla piazza Vincenzo Bellini. Già all’indomani del terremoto del 1693 che aveva distrutto l’intera città e in virtù del fatto che Catania era in crescita e in espansione, si era diffusa l’esigenza di dotarla di un grosso teatro pubblico. Solo nel 1812, però, erano iniziati i lavori per la costruzione, in quella che allora si chiamava piazza Nuovaluce e oggi è la piazza Vincenzo Bellini, e affidati all’architetto maltese Salvatore Zahra Buda ma subito interrotti perché i fondi erano stati stornati. Frattanto, lo stesso Zahra Buda si dedicò alla realizzazione di un teatro comunale meno imponente – inaugurato nel 1822, venne in seguito dedicato ad un apprezzato musicista siciliano, Pietro Antonio Coppola, quindi distrutto dai bombardamenti nel 1943 -, mentre il progetto del grande teatro venne ripreso dopo l’Unità, per essere portato a termine dall’architetto milanese Carlo Sada. Il 31 maggio del 1890, intitolato a Vincenzo Bellini, il Teatro Massimo mette fine alla spasmodica attesa dei cittadini e viene finalmente inaugurato con la rappresentazione della “Norma”, il capolavoro del “Cigno”, e nei suoi centrotrenta anni di attività offre migliaia di eventi musicali di altissima qualità: lirica e sinfonica soprattutto, senza però trascurare la danza, il jazz e l’operetta. Pregevole opera architettonica, anche meta di turisti, il Teatro Massimo Bellini è uno dei più importanti punti di riferimento e da sempre un caro “luogo della memoria” per i catanesi. Testo: Nello Pappalardo

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