Tutti i colori del bianco e nero, si suol dire, con un luogo comune talvolta abusato, per mettere in risalto il fascino che storicamente, dal dagherrotipo in poi, la fotografia priva del colore ha sempre esercitato sull’appassionato. Ora, ci verrebbe in mente di affermare che si possa parlare anche di “tutti i suoni del bianco e nero”. Una mattina alla “Piscaria”, ovvero in uno dei due mercati storici di cui i catanesi vanno tanto orgogliosi – l’altro è la cosiddetta “fèra ‘o luni”, cioè la fiera del lunedì che invece è aperta tutta la settimana in piazza Carlo Alberto. La “Piscaria” non è semplicemente il luogo dove andare a fare la spesa consapevoli di trovare qualità e freschezza insieme alla convenienza di prezzo, il che non guasta, ma il luogo che offre ben altre fascinazioni. Il suono di cui dicevamo nasce dal vociare che venditori ed avventori creano assieme in una particolare sinfonia: da una parte la domanda dell’acquirente, che s’accerta della bontà del prodotto, dall’altra la colorita risposta, giocata, come piace al catanese, sull’ironia e sulla dimensione giocosa. Ma i suoni più belli sono quelli di una forma arcaica della canzone popolare, vale a dire la “vanniatina”: la merce in vendita viene bandita dal venditore che intona una sorta di melodia accattivante che è una piacevole, e colorita, musica. Lo facevano i loro nonni, quando ancora non esistevano spot e jingle pubblicitari. Lo ripetono loro per rispettare una tradizione che è anche autentica poesia. Testo: Nello Pappalardo

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