C’è un luogo sul Lago di Como dove la terra smette di essere solida e si trasforma in pura poesia. Sulla punta estrema della penisola di Lavedo, incastonata come un gemma segreta nel comune di Tremezzina, sorge Villa del Balbianello. Non è semplicemente una dimora storica: è uno stato d’animo, un balcone affacciato sul vuoto e sull’infinito.
Arrivarci dal lago, a bordo di una barca che fende lentamente le acque traslucide, significa attraversare una soglia invisibile. Il profilo della villa emerge tra la vegetazione rigogliosa: le sue scalinate di pietra accarezzate dai lecci, i terrapieni terrazzati che sfidano la gravità e la celebre Loggia Durini, avvolta dall’edera e aperta su due scenari opposti, offrendo uno sguardo unico sulle meraviglie del Lario.
Oltre a catturare lo sguardo di registi e viaggiatori da ogni angolo del mondo, Villa del Balbianello custodisce uno spirito profondo e avventuroso. Tra i suoi saloni raffinati si respira ancora l’eredità di Guido Monzino, esploratore appassionato che ne fece la propria oasi prima di affidarla alle cure del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Ogni statua, ogni leccio scolpito a ombrello, ogni fioritura di azalee sembra raccontare di un amore eterno tra la bellezza creata dall’uomo e il silenzio primordiale della natura.
Salire verso il promontorio di Lavedo al tramonto, quando la luce dorata tinge le acque e il vento sfiora le colonne della loggia, significa regalarsi un attimo di eternità. Villa del Balbianello non si limita a mostrarsi: si fa ascoltare, vivere e ricordare.

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