I Megaliti Argimusco

Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020
Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020
Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020
Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020
Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020
Megaliti dell’Argimusco Montalbano Elicona © ANTONINO BARTUCCIO 2020

Un misterioso viaggio nel tempo… L’Argimusco è un altopiano situato poco a nord dell’Etna, al confine tra i Nebrodi e i Peloritani. In questa zona sorgono numerosi megaliti, antichi menhir, dolmen e maestose formazioni rocciose frutto dell’opera di popolazioni preistoriche e dell’azione del vento. Tra i megaliti più affascinanti si riconoscono l’aquila, la Dea, i simboli della fertilità…

Il sito megalitico dell’ Argimusco – dal greco “argimoschion” “altopiano delle grandi propaggini” – si estende su un vasto pianoro posto a 1200 metri sul mare in un’area a nord dell’Etna, al confine tra i monti Nebrodi e i Peloritani, nei pressi di Montalbano Elicona (Me), un grazioso paesino medievale in provincia di Messina e a poche centinaia di metri dal Bosco di Malabotta, oggi Riserva Naturale Orientata. Il panorama che si gode una volta raggiunta l’area è stupefacente: a Nord lo sguardo, dopo essere planato su verdi distese di campi degradanti verso il mar Tirreno, raggiunge le Isole Eolie. A Sud, oltre la valle dell’Alcantara, è la maestosa mole del vulcano Etna (per i siciliani “A muntagna “) a fare da scena ai menhir, alle sagome e ai volti di pietra che si ergono su questo pianoro inconsuetamente verdeggiante di felci anche in piena estate. Ad Ovest è possibile scorgere distintamente Capo Calavà sulla costa nei pressi di Gioiosa Marea, più in fondo Cefalù. Ad Est il Capo di Milazzo, che precede l’approssimarsi dello Stretto di Messina e più a Sud-Est l’inconfondibile Rocca di Novara di Sicilia.

Questo dell’Argimusco è probabilmente l’unico esempio di sito megalitico in Sicilia (in altre aree si rinvengono costruzioni analoghe ai cubburi, necropoli, ma mai realtà paragonabili a queste). Qui in epoche remote sarebbe stata localizzata una di quelle rare aree adibite alla celebrazione di riti primordiali o all’osservazione degli astri e dei cicli delle stagioni. 

Sembra che già nel periodo preistorico ci fosse la presenza umana all’Argimusco; probabilmente fu abitato dai “Giganti”, prima popolazione della Sicilia, uomini robusti ed altissimi che praticavano la pastorizia e che preferivano abitare su delle alture per paura del diluvio vissuto anni prima dai loro avi.

I MEGALITI

L’ordine che segue è quello che corrisponde all’itinerario tracciato nell’altipiano, ma la loro posizione assume un significato particolare a seconda se la si consideri rispetto ai punti cardinali (con un’origine posta al centro ideale del complesso megalitico) o rispetto al massiccio considerato principale e cioè quello dell’Orante/Osservatorio Luni-solare. Le rocche dell’Argimusco sono frutto dell’opera umana o dell’azione dell’erosione eolica? Probabilmente di entrambe. Purtroppo gli studi condotti finora sull’area forniscono solo risposte approssimative, ma certamente affascinanti e nuove e approfondite indagini sarebbero davvero decisive per assegnare a questo luogo magico la sua giusta collocazione storico-sociale e ambientale.

Di seguito un elenco indicativo (non esaustivo), secondo l’ordine di disposizione lungo il sentiero che rende attualmente fruibile l’area.

I Menhir Maschile e Femminile (dal bretone Men = Pietra e Hir = Lungo) ben visibili da due diverse prospettive (quello femminile va osservato preferibilmente da valle), simboli di fertilità e di nascita. il varco creato fra i due monoliti consente di osservare il sorgere del sole.

Il Mammut (caratteristica anche per la crescita di bellissimi esemplari di Agrifoglio tra i suoi anfratti).

Il volto. Ci sono molte rocce che possono ricondurre a profili umani, ma alcuni sono più espressivi di altri.

l’Aquila, inequivocabile figura che nelle antiche tradizioni scorta le anime dei defunti alla loro dimora eterna. Non a caso il becco punta in direzione di un necropoli.

il SantuarioPluviometro, una rocca caratterizzata da incisioni parallele utilizzate per la raccolta dell’acqua che veniva convogliata in delle vaschette, a scopo di misurazione ma anche per le cerimonie legate alla pioggia.

l’Orante, detta anche la Dea Neolitica (oggi, in linea con la nostra cultura cristiana: la Madonna), uno splendido profilo di donna in atteggiamento di preghiera, perfettamente delineata nei dettagli. L’aureola, il velo, il volto, le mani giunte, l’abito lungo. Questa figura mistica attira l’osservatore, ma più quest’ultimo si avvicina a lei più le sue sembianze svaniscono.

l’Osservatorio luni-solare (posto sullo stesso megalite dell’orante), un vero e proprio sestante perfettamente riconoscibile e funzionante, affiancato a una vasca per la raccolta dell’acqua.

la Grande Rupe, un maestoso megalite con un gigantesco volto, allineato all’orante con cui crea un varco da cui è possibile osservare il tramonto (che esalta il profilo della dea).

il Tetraedro (posto materialmente prima dei complessi Orante-Osservatorio-Grande Rupe, ma visibile solo dopo essere giunti al centro del pianoro), una sorta di freccia o ago della bussola che punta a nord e chiaramente posizionato dall’uomo.

Le rocche incavalcate (Dolmen crollati di portella Calvagna. Dolmen = parola di origine mista, in parte bretone = Tre pietre – detta, infatti, anche Trilite).

Senza uno specifico significato mistico/religioso, sono i “Parti della Roccia”, considerati semplicemente delle forme di erosione che, lasciando intatti i nuclei interni della roccia, hanno dato risultati insoliti. Si presentano come sfere quasi perfette (o porzioni di sfere) che sbucano dalla roccia. Ce ne sono diversi sparsi nel sito.

NEI DINTORNI

Portella Zilla – Mandurra Gesuittu. Si tratta di un ovile costruito nel 1935 (non si sa bene “come”) con imponenti blocchi di pietra provenienti da un osservatorio astronomico smantellato nei secoli scorsi, di cui rimangono ancora i resti….

I Cubburi. Si tratta di costruzioni rurali appartenenti alla categoria dei Tholos, creati inizialmente a scopo funebre e successivamente trasformati in abitazioni pastorali. Ce ne sono molti nel territorio, molto spesso segnalati lungo “L’itineario delle Tholos”….

Montalbano Elicona. Coronato da un maestoso castello federiciano, circondato da boschi secolari che profumano di mille essenze, è Montalbano Elicona, antico e suggestivo centri dell’area nebroidea, ricco di storia, di arte e tradizioni, considerato a ragione uno dei borghi più belli d’Italia…

 Bibliografia: Pantano Gaetano Maurizio, 1994–Megaliti di Sicilia – Edizioni Fotocolor

Testo Inviato dall’Ufficio turistico di Montalbano Elicona

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